La differenza tra una città che sopravvive al clima e una che lo ignora


Città e cambiamento climatico

Qual è la differenza tra una città che sopravvive al cambiamento climatico e una che continua a ignorarlo? Spoiler: non è il clima. È la politica.

Quando si parla di cambiamento climatico, molti pensano ancora a un problema lontano: ghiacciai che si sciolgono, eventi estremi dall’altra parte del mondo. Ma la verità è che la crisi climatica oggi si misura soprattutto qui, nelle nostre città.

4% → 75%

Le città europee occupano appena il 4% del territorio del continente, ma consumano oltre il 60% dell’energia e producono circa il 75% delle emissioni di CO₂.

Sono il luogo in cui il problema si manifesta con più forza, ma anche quello in cui potrebbe essere affrontato più efficacemente. Ed è qui che emerge una differenza drammatica tra l’Italia e molte altre realtà europee.

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Prendiamo Parigi. Negli ultimi dieci anni la capitale francese ha avviato una rivoluzione urbanistica senza precedenti per non diventare una trappola di calore.

Dieci anni di trasformazione

Oltre 50.000 posti auto eliminati in superficie, più di 100 vie storiche pedonalizzate.

Oltre 200 “strade scolastiche” chiuse ai veicoli a motore, tariffe di parcheggio triplicate per i SUV.

Circa 1.000 km di corsie ciclabili e 45 ettari di nuovi parchi.

Risultato: l’inquinamento da traffico è crollato di circa il 40%, e con esso le temperature.

Ma Parigi non è sola. A Barcellona interi quartieri storici sono stati ridisegnati nei cosiddetti “Superblocchi”: il traffico pesante è stato spostato all’esterno, e lo spazio interno è diventato un’enorme area pedonale ricca di alberi e panchine.

A Lione si lavora sulla creazione di “isole fresche” diffuse nella città: più alberi, l’obiettivo è 300.000 entro il 2030, più ombra e più spazi verdi accessibili nei quartieri. La riforestazione urbana non è solo arredo: gli alberi abbassano la temperatura percepita, proteggono le persone durante le ondate di calore e rendono la città più vivibile nei mesi estivi.

Londra, invece, punta sui cool roofs: tetti con superfici chiare e riflettenti, capaci di assorbire meno calore. L’obiettivo è ridurre l’effetto “isola di calore”, abbassare la temperatura interna degli edifici e contenere il ricorso all’aria condizionata durante le ondate di calore.

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In Italia, invece, il dibattito sembra essersi fermato al secolo scorso. Ancora oggi si discute per mesi, a volte per anni, sull’opportunità di fare una singola pista ciclabile, sull’estensione di un’area pedonale o sull’abbattimento di qualche parcheggio, trattando la transizione ecologica come un capriccio ideologico o un fastidio per il commercio.

Nel frattempo continuiamo a cementificare, a progettare città che d’estate si trasformano in veri e propri forni a cielo aperto. E questo non è solo un problema di comfort. Riguarda direttamente la nostra salute.

“Il prezzo più alto che pagheremo al cambiamento climatico sarà l’impennata della mortalità legata al caldo. E l’Italia è tra i paesi europei che ne soffrono di più.”

Climate Impact Lab

Il prezzo del caldo estremo

Le proiezioni per il 2050 indicano un aumento di 10 decessi ogni 100mila abitanti in Italia: quarto posto in Europa, superati solo da Grecia, Serbia e Moldavia.

Solo l’anno scorso il caldo estremo ha causato oltre 24.000 morti in Europa, di cui 4.500 solo in Italia.

Tra le 7 città europee con il maggiore incremento di mortalità previsto, 4 sono italiane: Roma, Milano, Torino e Firenze.

La domanda, quindi, non è se possiamo permetterci di investire in città più verdi, meno inquinate e a misura d’uomo. La vera domanda è: possiamo davvero permetterci di non farlo?

Fonti

    1. Climate Impact Lab
    2. Ville de Paris: 10 ANS DE TRANSFORMATION DE PARIS
    3. Plan Climat 2024-2030 — Comune di Parigi
    4. Airparif — Monitoraggi ufficiali sulla qualità dell’aria a Parigi
    5. Barcelona Institute for Global Health
    6. ISPRA
    7. London.gov.uk — Roofs designed to cool, report
    8. Le Monde — In Lyon, green islands offer a cooling solution to heatwaves