Buon 2 giugno a chi ha ancora voglia di contare qualcosa

Diciamoci la verità: per la maggior parte di noi il 2 giugno è solo un giorno di vacanza. Non si va a scuola, non si lavora, ci si riposa e finisce lì.
Ci siamo completamente persi il significato e la memoria che c’è dietro questa data, riducendola a una semplice crocetta rossa sul calendario.
Nel 1946, quando è nata la Repubblica, l’Italia era un Paese in macerie. Eppure quelle ragazze, quei ragazzi, cresciuti senza libertà, usciti da una guerra, si sono messi in fila per votare. Dovevano riconquistare la loro libertà.
90%
L’affluenza alle urne nel referendum del 2 giugno 1946. Quasi tutti gli aventi diritto scelsero di votare per costruire la Repubblica.
Oggi la fotografia è ribaltata. Quella libertà la diamo per scontata. Non ci rendiamo conto di cosa abbiamo tra le mani.
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I numeri dell’astensionismo oggi
All’ultimo voto politico, l’astensionismo generale ha sfiorato il 36%.
Tra i giovani sotto i 35 anni ha superato il 40%: quasi un ragazzo su due ha scelto di non votare.
L’astensionismo giovanile è ai massimi storici. Ma partecipare non significa per forza tesserarsi con un partito: significa pretendere spazi di dibattito, far sentire le nostre priorità — senza aspettare ogni volta che qualcuno ci interpelli.
“Non aspettiamo di trovarci, di nuovo, in macerie per ricordarci quello che abbiamo.”
Queste sono le sfide della nostra generazione. Buon 2 giugno a chi ha ancora voglia di contare qualcosa.