Il vero privilegio non è avere una voce. È poterla usare senza paura.


Diritto di manifestare nel mondo

Se domani andare a una manifestazione significasse rischiare la vita… ci andresti?

Fermati un secondo. Per alcuni giovani questa non è una domanda ipotetica. È la realtà.

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Nel 2022, in Iran, dopo la morte di Jina Mahsa Amini, una giovane arrestata dalla polizia morale per una presunta violazione delle regole sull’hijab, migliaia di ragazzi e ragazze sono scesi in strada con uno slogan diventato simbolo in tutto il mondo:

“Donna, Vita, Libertà.”

Quello che sapevano di rischiare

Arresti e processi sommari.

Anni di carcere.

Alcuni hanno perso la vita.

Non stavano protestando per qualcosa di astratto: chiedevano più libertà personale, più diritti, la possibilità di decidere sul proprio futuro.

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Spostiamoci in Palestina. Anche qui i giovani hanno una lunga storia di partecipazione politica e sociale. Per generazioni, studenti, attivisti e giovani organizzatori hanno usato proteste, università, giornalismo e strumenti digitali per raccontare la propria realtà e chiedere cambiamenti, nonostante il rischio concreto di arresti, ferimenti o peggio.

Dopo l’escalation del conflitto iniziata nell’ottobre 2023, una nuova generazione di giovani palestinesi è diventata protagonista nel documentare ciò che accade attraverso video, testimonianze e campagne online, spesso in condizioni estremamente pericolose.

Moamen Abu AlOuf, 19 anni

Fotografo freelance e attivista di Gaza, seguiva decine di migliaia di persone sui social. Il 9 giugno 2025, mentre documentava il lavoro dei soccorritori nel quartiere di Al-Tuffah a Gaza City, è rimasto ucciso durante un bombardamento. Fino all’ultimo aveva scelto di usare la sua voce e la sua macchina fotografica per raccontare la realtà del conflitto, sapendo di trovarsi in una delle zone più pericolose al mondo per un operatore dell’informazione.

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E ora guardiamo noi. In gran parte dell’Europa manifestare è un diritto. Possiamo scendere in piazza, criticare chi governa, organizzare campagne, creare contenuti online, dire quello che pensiamo. Possiamo farlo sapendo che, nella maggior parte dei casi, domani potremo tornare alla nostra vita quotidiana.

Ed è qui che sta la differenza.

Due misure di coraggio

C’è chi protesta sapendo che potrebbe perdere un’opportunità. E c’è chi protesta sapendo che potrebbe perdere la libertà.

C’è chi rischia una denuncia. E c’è chi rischia la propria vita.

Questo non significa che ogni protesta sia automaticamente giusta. E non significa che chi vive in un Paese libero non abbia problemi reali. Significa che un diritto cambia valore quando sai quanto è costato conquistarlo.

Quando devi lottare per ottenere un diritto, lo consideri indispensabile. Quando nasci con quel diritto, rischi di considerarlo normale.

“Forse il vero privilegio non è avere una voce. È poterla usare senza paura.”


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Fonti

  1. Socialisti e Democratici — Jina Mahsa Amini e il movimento Donna, Vita, Libertà
  2. Committee to Protect Journalists — Moamen Abu AlOuf
  3. Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali — Art. 12: Libertà di riunione e di associazione