La salute mentale non può essere un privilegio

Immagina una stanza con dieci ragazzi della tua età. Secondo i dati del Consiglio Nazionale dei Giovani, negli ultimi cinque anni circa sette di loro hanno sentito la necessità di un supporto psicologico. Eppure, solo poco più di tre hanno ricevuto l’aiuto di uno psicologo.
Questo significa che molte persone riconoscono di aver bisogno di aiuto, ma per motivi diversi non riescono ad accedervi. Non è indifferenza. Non è debolezza. Sono gli ostacoli che si frappongono tra chi chiede e chi potrebbe rispondere.
7 su 10
I giovani che negli ultimi cinque anni hanno sentito il bisogno di un supporto psicologico. Meno di 4 su 10 sono riusciti davvero ad accedervi.
Fonte: Consiglio Nazionale dei Giovani, Well-Fare 2025
Cosa rende difficile chiedere aiuto
Costi elevati — il supporto psicologico privato è fuori portata per molti giovani e famiglie.
Liste d’attesa interminabili — nei servizi pubblici i tempi possono vanificare la richiesta d’aiuto.
Burocrazia e disorientamento — non sapere a chi rivolgersi è spesso il primo ostacolo concreto.
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In altri Paesi europei esistono già risposte concrete. In Francia il programma Mon Soutien Psy offre fino a 12 sedute di psicologia all’anno rimborsate dal sistema sanitario nazionale — un primo accesso gratuito e immediato per chiunque ne abbia bisogno. Nel Regno Unito il servizio NHS Talking Therapies garantisce terapie psicologiche gratuite attraverso il sistema sanitario pubblico, con accesso diretto senza necessità di un medico di base.
Investire in iniziative di questo tipo significa dare ai giovani una possibilità concreta di essere ascoltati quando ne hanno bisogno. Non come eccezione. Come regola.
“La salute mentale non dovrebbe dipendere dal reddito, dal luogo in cui si vive o dai tempi di attesa. La richiesta di aiuto esiste. E merita una risposta davvero alla portata di tutti.”
Chiedere aiuto è già un passo difficile. Costi, burocrazia e liste d’attesa non possono essere l’ostacolo che lo rende impossibile.