Mangiamo quello che ci vendono, e non sempre lo sappiamo

C’è una generazione che ha imparato a mangiare da due maestri potentissimi: l’industria del cibo veloce e i social. Il primo determina quali alimenti sono più facili da trovare e consumare. I secondi stabiliscono cosa sembra desiderabile, salutare o giusto mangiare.
Ci sono giovani cresciuti in un ambiente in cui snack, bevande zuccherate e alimenti ultra-processati sono economici, disponibili e gratificanti nell’immediato. Non è una questione di scelte sbagliate: è la struttura stessa dell’ambiente alimentare che ha cambiato forma.
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Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. Una ricerca su otto Paesi ha rilevato che la percentuale di energia proveniente da alimenti ultra-processati variava dal 18% nei bambini in età prescolare della Colombia al 68% negli adolescenti del Regno Unito. A una maggiore presenza di questi prodotti nella dieta erano associati più zuccheri liberi e meno fibre. Lo studio non comprendeva l’Italia, ma descrive la dimensione internazionale del cambiamento. [1]
I bambini italiani – OKkio alla SALUTE 2023
In Italia, un quadro aggiornato arriva da OKkio alla SALUTE, il sistema di sorveglianza promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità.
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L’indagine ha coinvolto oltre 46.000 bambini di terza elementare (8-9 anni).
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Il 19% era in sovrappeso, il 9,8% in condizione di obesità (di cui il 2,6% obesità grave). [2]
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Complessivamente significa che il 28,8% dei bambini osservati era in eccesso di peso: quasi tre su dieci.
Queste percentuali utilizzano le soglie dell’International Obesity Task Force e descrivono la diffusione del fenomeno nella popolazione esaminata. Non spiegano, da sole, la condizione del singolo bambino, che dipende dall’interazione di fattori biologici, familiari, sociali e ambientali.
Anche il contesto alimentare è profondamente cambiato.
Una ricostruzione storica pubblicata da Treccani colloca il profilo calorico medio dell’alimentazione italiana intorno alle 2.350 calorie giornaliere nei primi anni Cinquanta. Il valore salì poi a circa 3.000 calorie alla fine degli anni Sessanta e a 3.200 nel decennio successivo. [3]
Le 2.350 calorie rappresentano quindi un dato medio riferito all’evoluzione dei consumi alimentari della popolazione italiana. Non indicano il fabbisogno di uno specifico ragazzo né dipendono automaticamente dal tipo di lavoro svolto.
Anche il riferimento contemporaneo alle 2.800 calorie deve essere letto nel suo contesto.
Le tabelle LARN della Società Italiana di Nutrizione Umana mostrano che un adolescente può avere un fabbisogno energetico vicino o superiore alle 2.800 calorie, in funzione di sesso, età, corporatura e livello di attività fisica.
Nelle tabelle più recenti, per esempio, il fabbisogno medio stimato per un ragazzo di 12 anni e mezzo può arrivare a 2.820 calorie in corrispondenza del livello di attività fisica più elevato considerato. A 13 anni e mezzo può superare le 3.000 calorie. [4]
Questo significa che 2.800 calorie non rappresentano quanto mangiano mediamente tutti i giovani di oggi e non costituiscono una soglia universale. Sono però un valore realistico per alcuni profili. Lo stesso numero può risultare adeguato oppure eccessivo a seconda del dispendio energetico della persona.
Il punto, quindi, non è confrontare meccanicamente due numeri. È osservare la relazione tra energia introdotta ed energia consumata in un ambiente nel quale il cibo è diventato più accessibile, mentre molte attività quotidiane richiedono meno movimento.
I dati italiani mostrano anche questo secondo aspetto. Nel 2023 il 45,1% dei bambini coinvolti in OKkio alla SALUTE trascorreva più di due ore al giorno davanti a televisione, videogiochi, tablet o smartphone. Il 18,5% non aveva svolto alcuna attività fisica nel giorno precedente l’indagine. [2]
Un eventuale squilibrio energetico ripetuto nel tempo può favorire l’aumento di peso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’obesità una malattia cronica e multifattoriale, determinata dall’interazione tra genetica, neurobiologia, comportamenti alimentari, attività fisica, condizioni sociali, accesso a un’alimentazione sana e forze di mercato. [5]
L’eccesso di peso durante l’infanzia e l’adolescenza è associato a un rischio maggiore di sviluppare precocemente patologie non trasmissibili, tra cui il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari.
Il diabete di tipo 2, storicamente associato soprattutto all’età adulta, può infatti svilupparsi anche durante l’infanzia. Sovrappeso, scarsa attività fisica e familiarità rientrano fra i principali fattori di rischio, senza che questo significhi attribuire la malattia a un singolo alimento o comportamento. [6]
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Dall’altra parte ci sono i social, che hanno trasformato l’alimentazione in un modello da osservare, condividere e imitare.
Un approfondimento della Società Italiana di Pediatria, nel richiamare le rilevazioni sull’utilizzo dei media digitali, riporta che tra gli adolescenti le piattaforme maggiormente consultate comprendevano Instagram al 72%, TikTok al 62% e YouTube al 58%. [7]
Quel 62% misura quindi la diffusione dell’utilizzo di TikTok tra gli adolescenti. Non rappresenta la percentuale di giovani che ha seguito una dieta trovata sulla piattaforma.
Il dato è comunque importante perché permette di comprendere la portata dell’esposizione: quando una piattaforma viene utilizzata da una parte così ampia della popolazione giovanile, i contenuti che ospita possono entrare nella costruzione delle preferenze, delle norme sociali e delle idee legate al cibo.
L’influenza dei social sull’alimentazione è documentata da studi specifici.
Cosa dice la ricerca sui social e il cibo
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Una revisione sistematica pubblicata nel 2022 ha analizzato 35 studi riguardanti bambini e adolescenti tra i 2 e i 18 anni. La maggior parte degli studi inclusi riportava associazioni tra esposizione ai social e abitudini come saltare la colazione, consumare più snack poco salutari e bevande zuccherate oppure assumere meno frutta e verdura. [8]
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Gli autori individuano sia meccanismi sociali (come pubblicità, influencer e comportamento dei coetanei) sia risposte legate all’esposizione alle immagini digitali del cibo. I risultati descrivono un’influenza documentata a livello statistico e sperimentale, ma non implicano che ogni giovane esposto ai social modifichi necessariamente la propria alimentazione.
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Una revisione dell’OMS, basata su 143 studi di analisi dei contenuti e 36 studi sui consumatori, mostra inoltre che il marketing alimentare rivolto ai giovani promuove prevalentemente prodotti associati a diete poco salutari. Una maggiore esposizione risultava associata a un consumo più frequente degli alimenti pubblicizzati o di prodotti meno salutari. [9]
Esiste poi un aspetto ancora più delicato: il rapporto fra social, immagine corporea e alimentazione disordinata.
Cosa dice la Revisione sistematica del 2023
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Una revisione sistematica del 2023 ha analizzato 21 studi dedicati all’uso dei social, alla salute mentale e all’alimentazione durante l’adolescenza. I risultati indicano correlazioni positive tra utilizzo dei social e sintomi di alimentazione disordinata, insoddisfazione corporea, ansia e sintomi depressivi. [10]
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Questi risultati indicano associazioni, non un rapporto automatico di causa-effetto. Gli stessi autori sottolineano l’eterogeneità degli studi, la presenza di rischi di distorsione e la necessità di ulteriori ricerche sui percorsi causali.
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I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono infatti patologie complesse e multifattoriali. La ricerca prende in considerazione fattori genetici, biologici, psicologici, comportamentali e sociali. I contenuti digitali possono rappresentare un fattore di rischio o di aggravamento, soprattutto nei soggetti più vulnerabili, ma non costituiscono una spiegazione unica. [11]
Il punto è questo.
I giovani ricevono continuamente messaggi sul cibo: alcuni vendono prodotti, altri propongono modelli estetici, altri presentano esperienze personali come regole valide per tutti.
“Il problema non è la loro incapacità di scegliere. È la difficoltà di scegliere consapevolmente dentro un ambiente che rende alcuni alimenti immediatamente accessibili e alcuni messaggi enormemente più visibili di altri.”
È da qui che deve ripartire l’educazione alimentare: dalla capacità di riconoscere la pubblicità, verificare le fonti, distinguere un’esperienza personale da un consiglio sanitario e comprendere che il fabbisogno e la salute non possono essere ridotti a un numero o a un contenuto visto sui social.
Fonti
- Neri D. et al. — Ultraprocessed food consumption in children and adolescents, Obesity Reviews, 2022
- Istituto Superiore di Sanità — OKkio alla SALUTE, Indagine nazionale 2023
- Alberto De Bernardi, Treccani — I consumi alimentari in Italia: uno specchio del cambiamento
- SINU — LARN, Tabelle riassuntive, V revisione
- OMS — Obesity and overweight
- NIDDK — What Is Diabetes?
- Società Italiana di Pediatria — Depressione e social media negli adolescenti
- Sina E. et al. — Social Media and Children’s and Adolescents’ Diets, Advances in Nutrition, 2022
- OMS — Food marketing exposure and power, 2022
- Blanchard L. et al. — Social media, adolescent mental health, and diet, Obesity Reviews, 2023
- National Institute of Mental Health — Eating Disorders